DALL’ORIENTE ALL’OCCIDENTE:
la cicogna venuta da lontano
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NICOLO’
… non sappiamo nemmeno noi perché, a distanza di circa un anno
e mezzo, raccontiamo la nostra storia. La nostra adozione! Adozione, che bella
parola. Leggevamo su di un libro (“Adottare un figlio” di Marco Scarpati) che in una lingua dell’India, adottare si traduce con “prendere sulle ginocchia”. Ed
è proprio cosi’. Si prende sulle ginocchia un figlio
senza genitori (a volte) e tu genitore senza figli (non sempre) diventi
finalmente una famiglia. E cosi’
termina la nostra storia. Per lo meno un capitolo della
nostra vita, perché adesso come adesso se ne sta aprendo un altro.
Un’altra adozione e domani un’altra storia.
Ma vediamo di iniziare almeno la prima.
Siamo una coppia adottiva e finalmente ora genitori adottivi.
Per noi non è per nulla strano, ma tanta gente, anche per strada, fermandoti ci elogia per la scelta fatta. Frasi tipo “ce ne fossero di
persone come voi!” sono anche ormai obsolete e retoriche.
Che siamo
speciali (noi tutti genitori adottivi) lo sappiamo già, ma non perché pecchiamo
di presunzione. Ce ne accorgiamo ogni volta che
guardiamo nostro figlio Nicolò (nome alla nascita Nguyen
Van Hung): l’unica cosa che
pensiamo è che siamo stati fortunati, e per questo speciali, nell’avere un
bambino così meraviglioso, intelligente, sensibile, bellissimo e altri
aggettivi positivi che finora non hanno ancora inventato, proprio come tutti i
bambini adottati.
Le emozioni del percorso dell’adozione (soprattutto prima del decreto) sono
varie: si passa dall’euforia, all’ansia, allo scoraggiamento. Il tutto armati
di santa pazienza. Ulteriore
pazienza, anche perché chi arriva a questa decisione non ci arriva a cuor
leggero, ma dopo mesi se non anni (come noi) di riflessioni.
Tutto inizia, finito il periodo delle riflessioni, nel luglio 1997. Esattamente il giorno 21 luglio 1997, quando siamo stati convocati
per l’incontro di gruppo al Tribunale dei Minori di Trento, con l’assistente
sociale. Siamo a Trento, provincia di una regione autonoma a statuto
speciale, dove tutto è diverso dal resto d’Italia per tante cose (a volte
significa soprattutto più agevolazioni e privilegi). Ma
non per l’adozione. Ci sono persone che hanno atteso vari anni prima di
ottenere il benedetto decreto: con noi inizia per fortuna una nuova era. Il
tribunale poi dà una limitazione nell’adozione di due minori: inserisce la
clausola “purché fratelli”.
Dunque, siamo nel caldo luglio 1997, speranzosi che dopo le vacanze,
per il tribunale durano fino a settembre, si dia il via alla
chermes. Ma passa settembre, ottobre, novembre
e dicembre. Lo sconforto è grande. Tanto desiderosi di
intraprendere questa strada, quanto delusi dal silenzio delle istituzioni.
Unico consiglio dell’assistente sociale, per altro molto buono, di appoggiarci
ad alcuni gruppi volontari di genitori adottivi. Pronti! Uno
a Trento e un corso a Verona. Finalmente si parla d’adozione: anche
perché a volte la coppia arriva a questa decisione quasi in punta di piedi. Non
hai voglia di spiegare questa scelta che ancora molti la collegano alla “colpa”
della mancata procreazione. E ti compatiscono:
”Poveretti, perché non potete avere figli?”
Queste serate e fine settimana ci aiutano, ci rafforzano e ci
permettono di conoscere quelli che adesso sono i nostri cari amici e la maggior
parte dei loro figli, la squadra vietnamita in Trentino e nel Veneto.
Poi tutto all’improvviso: marzo e aprile i colloqui (che non sono per
niente inquisitori) ed infine le visite mediche. E finalmente
dopo un anno, il 14 luglio 1998: il decreto, la patente. Evviva,
genitori (sulla carta) di due bei pargoletti, ovviamente fratelli.
Per scaramanzia ci siamo mossi solo gli
ultimi mesi, ovvero da maggio in poi, ma tutte le associazioni ( erano poi 3!) contattate richiedevano il decreto. Pazienza! Ad agosto un ulteriore giro di telefonate: costi, corsi, tariffe. Poi una
voce, tranquilla, lontana (era dalla Spagna, in ferie ) diversa dalle altre, pacata, parlava con l’entusiasmo di un bambino della sua
Associazione, che in quel momento era chiusa per le vacanze estive. E´ bastato un
incontro con la responsabile di zona a Trento per decidere quale doveva essere
la nostra Associazione: il NAAA.
E un passo era fatto: adesso c´era solo da scegliere il paese di provienza
di nostro figlio: piccolo particolare! Nella nostra mente e nei nostri discorsi il bambino è sempre stato presente, ma era senza volto, senza sesso e senza nazione. Era un piccolo
angelo: ma ora dovevamo portarlo sulla Terra, in Italia. Sí,
ma da dove? Scartati vari paesi per la lunga attesa
prima e dopo l‘abbinamento, e per la
lunga permanenza in loco con il bambino, il campo si era ristretto su Russia e
Nepal. Quando la pacata voce del NAAA aveva elencato i
vari paesi, tra cui il Nepal, un piccolo campanellino era scattato: perché no i
paesi asiatici, cosí ricchi di storia, poi il Nepal
era cosí affascinante?! Deciso, doveva essere il
Nepal. Ma all´incontro a Legnano, dove ci siamo recati per comunicare la nostra decisione, ci
parlano anche e soprattutto del Vietnam. Il Vietnam, paese strano, ce lo ricordavamo solo per la guerra, paese peraltro
sconosciuto anche dalla maggior parte di
tour turistici. Ci siamo guardati un po´ esterefatti! Poi, vinti i primi dubbi, ecco le note positive: soggiorno breve (il fattore permanenza pesa, non a
livello finanziario, per lo meno in questi paesi) e soprattutto tempi di attesa altrettanto
brevi (al Nord). E´ fatta! Cosí piano piano scopriamo altre qualitá: da un breve filmato, girato personalmente dai
responsabili, possiamo renderci conto delle condizioni dei bambini vietnamiti
negli orfanotrofi. Faccine belle, simpatiche, un po´ tristi (chi non lo sarebbe?), ma vispe, a
differenza dei loro coetanei di altri paesi. E cosí in ottobre 1998, torniamo a Trento, eccitati, con un
plico di carte da predisporre. Non so se fortuna, tempo o determinazione, ma
nel giro di 1 settimana – 10 giorni, riusciamo ad avere tutto pronto per la
spedizione alla sede NAAA, dove i documenti vengono
controllati accuratamente ( ci correggono i compiti!) prima della
legalizzazione, atto finale! Tutto bene. Con grande
sollievo e con un po´ di ansia ( si teme sempre che
non possa andar bene qualche documento, nonostante il controllo) gli stessi
vengono poi spediti dall´Associazione in Vietnam.
Finalmente si stava avverando il nostro sogno: una famiglia. Sul piano
emotivo è un periodo felice e relativamente tranquillo. Avevamo passato indenni
i colloqui per il decreto, (anzi sono stati anche piacevoli); il decreto cosí tanto sognato e sospirato, una volta
ricevuto non si è rivelato che un pezzo di carta; la corsa dei documenti
per il Vietnam si è conclusa ottimamente, e adesso ci godiamo il meritato relax
psico-fisico. E per di piú abbiamo avuto modo di conoscere tante altre
coppie e scambiare idee e suggerimenti. Ci si sente sicuri pensando di aver
scaricato su altre persone (competenti), non solo i documenti, ma l´intera pratica di adozione. Il
nostro desiderio, il nostro sogno in mano ad altre persone! A pensarci vengono
i brividi, ma se si ripone il massimo della fiducia in queste persone, tutto
diventa piú
facile, anzi finalmente ci si
rilassa. E cosí è
stato.
Una sera di gennaio (1999) una telefonata in segreteria mi avvisava di
richiamare l´Associazione per comunicazioni. A conti
fatti, forse era l´abbinamento. Eccome che lo era!!!! Io che l‘avevo ascoltata per
prima ,non sapevo se ridere, piangere, dirlo subito a Franco, o aspettare che
rientrasse di lí a poco dal lavoro. Mi rendevo conto
solo che quel giorno era il piú bello della mia vita.
O per lo meno ne ero convinta fino a quando 2 mesi
dopo ci fu un´altra telefonata per comunicarci la
partenza. Ma torniamo all´abbinamento: un bambino
nato (più che nato, trovato) il 18 aprile 1998 ad Hanoi. Dalla scheda scopriamo che è stato abbandonato dalla
madre (una piccola fortuna, e lo scopriremo quando ci troviamo ad Hanoi per la cerimonia). Una sola foto, tipo fototessera,
ingrandita dall´Associazione. Ma noi quella
foto ce la siamo messa dappertutto: sul computer come save
screen, nel portafoglio, abbiamo tappezzato la casa di ulteriori ingrandimenti. Avevamo persino fatto le
fotocopie delle schede che tenevo sempre in borsa. Gli originali erano ben
chiusi in un cassetto a prova di polvere e di stroppicciamenti.
Il primo mese dopo l´abbinamento è passato abbastanza
in fretta: eravamo ancora sull´onda dell´entusiasmo. Ma poi è bastata una serata in compagnia di altri due genitori adottivi (Nicoletta e Lucio Rosati) in
attesa di partire anch´essi per il Vietnam a farci
scoppiare la frenesia. Dal giorno dopo abbiamo iniziato i preparativi: assemblato la cameretta, montato il lettino, fatto shopping.
Mai shopping fu cosí
liberatorio. Ci siamo proprio divertiti a riempire il carrello di
magliette, pantaloni, tutine, body,
calzini. Per il suo complimese
( 18 febbraio festeggiava i 10 mesi) gli ho persino comprato un regalo! Serviva
più a me che a lui; a quel tempo era lontano migliaia e migliaia di km. Era
ancora troppo lontano. L´Associazione giustamente non
si sbilanciava sulla partenza, non sapendola nemmeno loro, e continuavano a
ripeterci che ogni adozione ha una sua storia e un suo
tempo. Non potevamo basarci su esperienze precedenti: d´altronde
dai 5 – 8 mesi preventivati per la partenza si era passati ai 2- 3 mesi ( il
Nord è piú veloce). Pazienza, aspetteremo. Non
facciamo altro da un anno e mezzo, continueremo a farlo. Un bel giorno ( è
proprio il caso di dirlo) sul lavoro vengo chiamata
dal responsabile di Legnano: strano, ma in fondo non aspettavo altro. Con una semplicitá allarmante mi comunica
che si parte. Bisogna essere ad Hanoi
per il giorno 28 marzo 1999!! Eccolo il piú bel
giorno della mia vita. Quel giorno non sono piú
riuscita a lavorare. Ero presente fisicamente, ma camminavo 20 cm dal pavimento
e la mia testa era giá sull´aereo. Ultimi giorni da coppia! Ultime corse per
spedire passaporti, riceverli con il visto appena il giorno prima della partenza!
Tra l´altro siamo quasi
vicini alle vacanze pasquali, per cui i voli sono tutti pieni, ma un paio di
posti per noi li hanno trovati.
Le valigie del bambino e quelle zeppe di regali da portare all´orfanotrofio
sono pronte da un bel pezzo. Le nostre si fa
presto a farle. Ricapitolando 5 (cinque!) valigie: 1 per noi,
1 per Nicoló e 3 per l´orfanotrofio.
Quest´ultime sono piene di vestiti, giocattoli e
altri beni che abbiamo radunato con il passaparola tra amici. Nessuno si è
tirato indietro. I colleghi, gli amici, i parenti ben contenti di partecipare
ad una iniziativa benefica che avrà una destinazione
certa.
All´emozione della partenza si somma l´emozione di andare
a prendere nostro figlio! Il viaggio, piacevole, sembra non finire mai, anche perche` sono tante le ore di volo (2 ore da Venezia a
Parigi e poi altre 14 ore da Parigi ad Hanoi). Come saranno i nostri prossimi giorni? Come sará l´incontro con lui? Per tanti anni lo abbiamo immaginato, ed ogni
volta era diverso.
Un caldo avvolgente ci accoglie all´aereoporto
di Hanoi. Siamo partiti con il cappotto ( 28 marzo!)
e qui si gira in maniche corte. Nella baraonda del terminal arrivi, piena di
tassisti, e di gente che ti invita non so dove,
riconosciamo con sollievo il gagliardetto dell´Associazione
NAAA con il nostro cognome: PAULETTO.
Durante il tragitto tra l‘aereoporto e la
città di Hanoi, tentiamo pure di fare conversazione
in inglese con il nostro accompagnatore, ma francamente non siamo
in grado di capirlo. E´un
inglese che tira piú sul vietnamita! Stanchi e
sfasati dalla differenza del fuso, facciamo un giro di perlustrazione nel
centro di Hanoi dopo aver depositato tutti i nostri
bagagli nell´Hotel. Hotel provvisorio in attesa che l´indomani ci si
trasferisca all´hotel Claudia. L´impatto
con Hanoi non è stato dei migliori: l´alberghetto un po´scadente,
il giro turistico a stretto contatto con la povertá
di questo popolo, la lontananza da casa ( ebbene si, siamo un po´campanilisti), ci ha messo un po´
di malinconia. Poco male, una buona dormita non ci fará che bene. Dormire, chi ci riesce?? Ogni tanto ci viene
in mente il motivo di questo viaggio: e l´indomani sará il grande giorno.
E il giorno seguente, le ore che ci separavano dall´incontro
sono state lunghe, molto lunghe. Ma
finalmente a mezzogiorno cambio di Hotel e ad aspettarci c´era
nostro figlio! Piccolo, spaventato, spaurito in braccio ad un
assistente dell´Associazione Americana IMH.
Non ha fiatato quando è passato da un braccio all´altro.
Dal suo al nostro. E poi abbiamo capito il perché:
aveva la febbre e alta. Quindi abbiamo passato le ore successive con lui sempre
in braccio, addormentato o comunque semi-incosciente.
Noi sprovveduti, buoni zii, ma inesperti genitori siamo stati
accompagnati in questa avventura dalla dolce presenza
di „mama Claudia“, (Mrs. Thuy
dell‘Hotel Claudia) la quale aveva una medicina per tutto; un´attenzione
non solo per Nicoló, ma anche per questi due poveri
pirla senza una benchè minima esperienza.
Una volta guarito dalla febbre, si scopre la scabbia: pazienza, poteva avere di peggio.
Creme, cremette, bagnetti sono durati per quasi due
mesi. Intanto tra le operazioni di pulizia nostra e soprattutto sua, incominciano
i progressi. Due giorni dopo il nostro incontro, Nicolo´
ha voglia di gattonare, e qui i primi pianti di commozione; poi i primi passi,
i suoi primi abbracci, addormentarsi l´uno nelle
braccia dell´altro. E giu´ altri pianti. Gli ormoni di Roberta erano impazziti:
qualsiasi motivo era buono per far lacrimare gli occhi! Quando abbracciavamo quell´esserino di
circa 8 kg pensavamo che era tutto quello che avevamo finora desiderato. E chi non si commuoverebbe? Altra occasione per bagnare i
fazzoletti ce l´ha data la cerimonia ufficiale per l´adozione: quando si firmano i documenti con la direttrice
dell´orfanotrofio, i funzionari statali, gli
interpreti e i genitori naturali. E´un
momento che di sicuro non dimenticheremo mai, vedere due genitori, oppure una madre,
firmare dei documenti e abbracciare per l´ultima
volta il proprio figlio. Scioglierebbe anche il piú
duro dei duri. E per nostro figlio non c´era nessuno: nessun papá,
nessuna mamma. Peccato o fortuna?
Due settimane sono sembrate due mesi. Per noi adulti, abituati alla libertá piú assoluta, dipendere
dai suoi pasti (basati ancora su latte in polvere e crema di riso a quasi 12
mesi!), dai suoi sonnellini e soprattutto dalle incombenze burocratiche (svolte
con un altro prezioso supporto: Bobo, un nome, un
programma!) era psicologicamente faticoso. Cosí di
quello che ora reputiamo uno stupendo paese, abbiamo assaporato veramente poco.
I soliti giretti, abbastanza brevi, in mezzo ad una cittá caotica, piena di biciclette e motorini, e mediamente
molto povera. Ed è quest´ultimo
particolare che ti mette in imbarazzo. La gente che incontri per strada ti
guarda, vede il bambino, un loro bambino e poi ti sorride e dice: „Baby
Vietnam“, quasi contenti di sapere che almeno lui, il nostro baby Vietnam, avrá una vita piú facile della
loro.
La nostra vita a Hanoi è stata ulteriormente
complicata dal fatto che eravamo gli unici italiani ospiti di mama Claudia. Eravamo in mezzo ad americani e canadesi, e
quindi la nostra vita sociale era veramente ridotta al
minimo. Eravamo davvero soli, e questo non ha certo contribuito a rilassarci e
goderci pienamente il paese di nostro figlio, con nostro figlio! Questo è successo per fortuna dopo, a casa,
nella sicurezza delle nostre mura domestiche, guardando il video, le foto e ricordando.
Abbiamo adottato non solo un bambino vietnamita, ma l’intero paese. Siamo fieri
del Vietnam ed ora qualsiasi cosa che riguarda quel piccolo paese lontano ore
18 di volo richiama la nostra attenzione, come qualsiasi problematica inerente i bambini. Non ci sentiamo più buoni perché abbiamo
adottato, ma molto più sensibili in quanto semplici
genitori. Abbiamo rallentato la nostra
precedente vita frenetica, per soffermarci sui problemi dell’infanzia e
stimoliamo i nostri amici, conoscenti e parenti a fare altrettanto. Ogni
occasione è buona per pensare a chi non è stato fortunato come nostro figlio, e
gli altri suoi amici, a trovare una famiglia.
E infine un
pensiero va anche alla madre naturale Nicolò, che aleggia sopra le nostre teste
come un angelo. Sì, un angelo e non un fantasma! Di lei possiamo solo fare
congetture: forse troppo giovane, forse ragazza madre. Di lei possiamo solo
pensare alla disperazione di dover abbandonare il suo bambino, e chissà ora se
sta immaginando a dove lui possa essere. Forse è un’immagine troppo romantica
dell’abbandono, ma preferiamo pensarla così. Forse in fondo ai nostri cuori,
esserle riconoscenti di aver scelto di far vivere nostro figlio per ben due
volte!!
Una storia, la
seconda. Un‘adozione, la seconda.
E tutto ricomincia da capo,
anche se è tutto diverso. Denominatore comune: le solite
affermazioni della gente, rincarate questa volta: „ ma che bravi, … due…“ – „
voi avete fatto del bene“. E noi sorridiamo,
perché in cuor nostro pensiamo di avere fatto del bene solo a noi stessi e ai
nostri figli, come se un‘adozione fosse un gesto più umanitario che mettere al
mondo dei bambini. Se davvero volessimo far del bene
ce li porteremo via tutti quei bambini dall´orfanotrofio,
faremo in modo che non ci siano piú bambini che
muoiono di fame o per la guerra. Questo è fare davvero del bene, ma è una cosa
più grande di noi e anche se nel nostro piccolo contribuiamo, non è abbastanza.
Scusate se con
queste premesse vi abbiamo annoiato, di sicuro non è né il tempo né il luogo:
la consideriamo una piccola riflessione prima di una storia con il lieto fine (…speriamo…)
L‘anno di preaffido del nostro primo figlio adottivo Nicolò non era
ancora terminato, che avevamo già in mente il secondo. Masochisti? Forse! Certo
diventare genitori e metterlo in pratica ogni santo
giorno è faticoso, indipendentemente dall‘adozione, ma non ci sentivamo
completi. Siamo passati da una semplice coppia ad una famiglia, ..sì, ma il nostro obiettivo ed il nostro cuore ci spingeva
oltre.
Ed è così che è nato Federico.
E´nato nei
nostri cuori, appena siamo tornati nel marzo 1999 dal Vietnam con Nicolò. Avevamo tra le mani il nostro primo
frugoletto di circa un anno, ed eravamo davvero presi da questo, ma nella nostra
mente già si sognava il secondo. Era una scappatoia dalla realtà troppo cruda di essere genitore, dopo averne sentito parlare per tanti
anni?? Durante il percorso dell‘adozione una coppia non fa altro che parlare di come si può
diventare (buoni) genitori e si fantastica su tutto: per primo l‘incontro con
tuo figlio, ma quello lo avevamo già ampiamente superato e a pieni voti; poi si
fantastica sulla vita quotidiana, e qui vengono le prime delusioni. Quella
persona che tanto avevi sognato non sempre ti regala
momenti splendidi; quell‘esserino di pochi chili
mette in discussione anni di vita in comune tra te e tuo marito e candidamente
ti fa capire che non sempre sei il genitore perfetto che vorresti essere per
lui. La depressione post-partum esiste anche
nell‘adozione. In questi momenti in cui ero molto fragile, per fortuna non
erano tanti, sono stata supportata con professionalità e un tocco di amicizia da una cara amica, la nostra amica Cinzia (la
psicologa dell‘associazione) che ha sempre trovato tempo per rispondere alle
mie domande, ed è stata, anche per la seconda adozione, un punto luce molto
importante.
Federico è
nato burocraticamente nel luglio 2000 quando abbiamo depositato la
dichiarazione di disponibilità al Tribunale di Trento. Con Nicolò presente
pensavamo di affrontare in maniera tranquilla l‘attesa del secondo. Ma non è stato così: siamo capitati nel periodo
dell‘applicazione della nuova legge, e del passaggio di competenze dal
Tribunale dei Minori, al Servizio Sociale della Provincia di Trento, quindi uno
stop improvviso senza nessuna certezza. L‘unica, ma negativa, era quella che il NAAA non era operativo, in quel momento, per il
Vietnam. Abbiamo passato dei mesi nel tentativo di spronare gli organi
competenti ad applicare la nuova legge, che prevedeva un periodo ben definito
per ricevere il decreto di idoneità. Abbiamo passato dei mesi a chiedere notizie
sul Vietnam ad Ingrid, Ferry, Cinzia, Giancarlo, alla nostra referente Nicoletta
(lo staff NAAA) o a chiunque ci capitasse al telefono
e, nonostante il momento davvero delicato, sono sempre stati gentili con noi.
Poi
all‘improvviso la Provincia si sveglia e nel giro di un mese ci convocano per
il colloquio con la psicologa ed il mese seguente il Tribunale di Trento ci emette il decreto di idoneità. Il colloquio con la
psicologa, la stessa della prima adozione, di cui tra l‘altro conserviamo un buonissimo ricordo, viene fissato per il
giorno 18 aprile 2001. Il compleanno di Nicolò, il terzo compleanno….destino.
Nel destino noi ci crediamo. Il destino è stato quello che ci ha fatto
incontrare i nostri figli. Se facciamo un passo indietro
ci accorgiamo che Nicolò è stato concepito nel mese in cui abbiamo inoltrato al
tribunale di Trento la sua domanda di adozione (era luglio 1997). Nicolò, poi,
è stato abbandonato da una signora (la mamma??) in un „salone da tè“ (chi è
stato in Vietnam se lo può immaginare..) e Franco
lavora presso una societá che commercializza il tè. E adesso un altro legame, per lo meno tra i presunti
fratelli: Federico ha fatto un bel regalo di compleanno a Nicolò, ancora prima
di nascere.
Il resto è
copione già visto. Maggio 2001: il decreto. Giugno e luglio
2001: iscrizione al NAAA. Settembre 2001:
preparazione documenti per il Vietnam, che nel frattempo nel mese di giugno è
stato riaperto con nostra massima soddisfazione.
L´emozione di spedire tutti i
documenti è stata, come sempre, grande. Mio figlio, in
quel momento, anche se era nella pancia di un‘altra ,
pesava 500 grammi, tanto pesava il pacchetto pieno di firme autenticate,
documenti in copia, documenti originali, fotografie e quantaltro,
che abbiamo spedito al NAAA.
Perché il Vietnam?? Se la prima
volta è stato casuale, la seconda è stato fortemente voluto.
Non sarei riuscita ad immaginare un secondo figlio nato in un altro paese. Ci si innamora del paese che ha generato il tuo bambino e poi,
non meno importante, volevamo dare una continuità alla famiglia che avevamo
„creato“ e che ora stava aumentando.
Ottobre 2001, mentre seguiamo con il pensiero i nostri documenti, che
dovrebbero essere arrivati all‘Ambasciata
per l‘atto finale e poi ripartiti per il Vietnam, una ragazza di 22
anni, in un paesino sperduto a circa 200 km a nord di Hanoi,
in mezzo ad un paesaggio da favola tra le colline vietnamite, mette al mondo
nostro figlio, Hoang Tuan Minh. E´il 28 ottobre 2001.
Quaranta
giorni dopo, arriva „la telefonata“, la prima delle telefonate che tanto
aspetti sin dall‘inizio di questa avventura. Le solite
informazioni, nome, cognome, data di nascita, luogo di nascita. Una piccola
fotocopia del certificato di nascita mostra un viso di un neonato, e quando la
faccio vedere orgogliosa a Nicolò lui rimane deluso e mi dice: „Ma è brutto!“
Beh, effettivamente non ha tutti i torti…la fotocopia in bianco e nero non gli
fa certo onore.
Gennaio 2002:
altra telefonata, si parte il giorno 17 febbraio !!!
Al telefono Ferry spara buone notizie una dopo l‘altra. Partenza assieme ad
altre due coppie, sul posto ce ne sono altre che riempiono Hotel Claudia, Ferry
ci scorterà fino a Bac Kan,
Cinzia è gia in loco per la sua adozione e non meno importante, facciamo un
viaggio unico, e non due come era in previsione. Per
un momento ho chiuso gli occhi e mi sono lasciata andare ad un pianto – riso
isterico. E da qui che Nicolò ha capito che la sua
vita sarebbe cambiata al più presto!
Arriva il
giorno della partenza. Il viaggio è piacevole, lungo come sempre, ma
tranquillo. Sbarchiamo ad Hanoi
nel nuovo aereoporto verso le 17 ora locale. Tre coppie, due bambini piccoli, un mucchio di valigie, tanto che
il pulmino non era sufficiente e abbiamo noleggiato un‘altra autovettura.
Dall‘aereoporto all‘hotel è stato un transfer
stupendo: eravamo tutti euforici, e tra un commento e l‘altro, il sole stava
lentamente scendendo sui campi di riso, sulle strade trafficate dei soliti
motorini e biciclette. E´un‘immagine stupenda, da cartolina, quella che ho impresso nella mente
e tentato di farlo con la telecamera. Arriviamo al
Claudia Hotel dove ci sono le altre coppie ad aspettarci, con Ferry e
Cinzia. Baci e abbracci per tutti, anche per Mrs Thuy. Non ci siamo mai dimenticati di lei, della sua
cortesia, del suo prezioso aiuto con Nicolò, la volta precedente. Tutto è
perfetto…..anche se manca Federico, il motivo del
nostro viaggio, ma siamo sicuri che domani anche lui sarà qui con noi.
Unico problemino: Nicolò non è proprio in gran forma. Reduce da
influenze guarite in tempo record, ne porta i segni sulla e in bocca, e poi il
viaggio, il fuso hanno fatto il resto. Non ha mangiato
per quattro giorni, continuava a dormire ed era
perennemente sul mio braccio (quello della mamma). Era
provato fisicamente e penso moralmente. Un vero strazio vederlo così.
Il giorno dopo
sveglia all‘alba per il trasferimento a Bac Kan.
Fuori è ancora buio, ma la città è già sveglia e si prepara per un altro giorno
di lavoro, sempre però con il sorriso sulle labbra. Nonostante siano passati
solo 3 anni abbiamo notato alcuni cambiamenti nel modo
di vivere: si incontrano più turisti e questa volta anche italiani; i giovani,
che scrutavamo con avidità la volta precedente per capire come sarebbe
diventato fisicamente Nicolò, ora hanno i capelli colorati ed un look davvero
impressionante…si stanno adeguando al pensiero e ai modi occidentali; le
gentili signore che ci fermavano allora e ci fermano anche adesso per
„benedire“ il nostro „baby Vietnam“ alcune pero‘ ti
fanno una domanda che ti raggela: „How much??“(quanto lo abbiamo pagato?!!). Insomma il progresso
davvero ha un rovescio della medaglia, e non è sempre bello.
Il viaggio di
circa 5 ore, con delle strade pazzesche, con un imprevisto prevedibile: una
gomma bucata, ed i maligni (tra cui Bobo, il
referente IMH ) hanno fatto notare che era dalla parte di Ferry.. che non abbia retto alla tensione???In compenso il
paesaggio è da mozzafiato: colline verdeggianti, montagne, villaggi suggestivi,
ma ancora più poveri rispetto alla città, bambini con le loro divise che vanno
a scuola in bicicletta, buoi o animali simili che trainano un aratro, contadine
immerse nelle risaie fino alle ginocchia. Davvero un paesaggio da favola, per
noi che veniamo, prendiamo e torniamo a casa, nelle nostre comode case. Non
deve essere molto facile la vita quaggiù e ammiro sempre più questa gente che
ha la forza di continuare e non si ferma tanto facilmente davanti alle
avversità.
La prima cosa
che ho fatto quando ho visto Federico è stata quella di piangere. Non l‘avevo
fatto con Nicolò e mi ero ripromessa di non farlo anche con Federico. Ma è stato qualcosa più forte di me, è salito da non so dove
ed è uscito dagli occhi. Era in braccio ad una infermiera
con il suo cappellino nero, infagottato nei vestitini di lana (e noi eravamo in
maniche corte) e la prima cosa che sono riuscita a dire in mezzo alle lacrime:
„Ma è bellissimo……“ Effettivamente non assomigliava affatto alla scarna
fotografia che in questi mesi ci aveva fatto compagnia. Ho ringraziato e
baciato tutti, la famiglia affidataria,
assieme ai loro due figli, con la quale Federico aveva trascorso i suoi primi
mesi, una splendida famiglia..le infermiere. Intanto
un pubblico incuriosito si era fatto avanti: la provincia era nuova per il
NAAA, eravamo, quindi, le prime famiglie e abbiamo portato un po‘ di subbuglio
nel solito tram tram quotidiano. Le infermiere, 4 per
ogni bambino, si spintovano allegre per poter vestire
i loro bambini con le cose che avevamo portato, ed intanto quella che era stata
la sorella ormai adolescente di Federico, piangeva singhiozzando a più non posso. Ha voluto tenerlo in braccio lei e ci ha scortato
fino al pulmino…. Ancora adesso, quando rivedo il filmato, piango in silenzio
con lei.
I giorni ad Hanoi sono tutti uguali:
passeggiate, acquisti, foto ricordo, pranzo, incombenze burocratiche,cena. Questa volta però sempre in compagnia. Avevamo requisito in piano superiore di Mama Rosa per la sera: i bambini grandicelli
potevano muoversi senza dar fastidio e noi potevamo tranquillamente
confrontarci sui problemi che ci creava
l‘ambientamento dei più piccolini. E loro dove
potevano essere?? Dalla mitica Mrs Thuy e dai suoi ragazzi che li coccolavano con tenerezza.
Se ci mettiamo nei loro panni, il cambiamento era
veramente notevole: dalla tranquillità di una famiglia indigena, catapultati
nella frenesia della città, con persone che parlano una lingua diversa, con
odori diversi, e spesso la sera prima di addormentarsi Federico e i suoi amici,
piangevano anche per 1 ora angosciati, senza darci la possibilità di
consolarli. E poi dovevamo fare i conti anche con i
loro fratelli maggiori. Nicolò è stato fino al 17 febbraio il principino della nostra casa. La sua mamma era tutta per
lui, nei giochi, nella compagnia, spesso leggevamo insieme i libri, ci
coccolavamo a vicenda. Ed ora, lontano da casa, nella
sua patria, ma senza esserne consapevole, si trovava spodestato e a dover
crescere in fretta. Per questo, almeno per due ore, la sera, ci concentravamo
su di lui. All‘inizio Nicolò è stato un pochino freddo nei confronti di
Federico: certo non l‘ha platealmente rifiutato, ma lo guardava con certo
distacco. Si arrabbiava però se qualcuno, al di fuori di noi e lui, lo
coccolava. „ E´mio..“ diceva alla sua amica Francesca ( Ruggeri di Cremona) „ tu
hai Marco“, come se invece che i loro fratellini fossero giocattoli. Piano piano però, con il passare dei giorni e dei mesi, Nicolò è
diventato a pieno titolo il „fratello maggiore“, quello protettivo, quello che
si rivolge a Federico con le stesse espressioni grottesce
che usano gli adulti nei confronti dei neonati, quello che lo deve salutare con
un bacio quando va alla scuola materna, o quando lo porto a letto, oppure nei
momenti più impensati, quello che „i suoi giocattoli sono anche i miei, ed i
miei solo miei“ ma se poi chiedo il permesso di usarne qualcuno dei suoi, lui
acconsente, quello che mi aiuta quando devo cambiare il pannolino a Federico, quello
che se mangia un gelato, glielo porge per un minuscolo assaggio. Quanti baci
che ha ricevuto Federico da Nicolò… speriamo un giorno
se li possa ricordare. Nicolò è stato un ponte ideale tra Federico ed il resto
del mondo. Federico osservava e osserva tuttora suo fratello con gli occhi di
un innamorato, e credo sia stato un buon punto di appoggio
per affrontare il cambiamento radicale della sua vita.
I giorni ad Hanoi sono tutti uguali,
rilassanti, piacevoli e consumati in buona compagnia. Ci sono stati dei momenti
critici, quando alle coppie che dovevano ritornare dopo una lunga permanenza è
stata rinviata la partenza per problemi burocratici. A noi mancava ancora una
settimana ed eravamo ottimisti: queste cose a noi, non potevano succedere!! Il
giorno della nostra partenza non avevamo ancora l‘autorizzazione per l‘entrata
in Italia del minore da parte della Commissione italiana…ma le valigie fatte
sì. Speravamo tutti quanti che si potesse ripetere il
miracolo che all‘ultimo minuto ci permettesse di prendere quel benedetto aereo.
Il fax è arrivato con due ore di ritardo, quando mestamente avevamo già disfatto le valigie! L‘aereo era partito senza di noi..le
nostre stanze erano ancora la nostra casa e non sapevamo per quanti giorni. Per
un momento ho avuto uno strano pensiero decisamente
controcorrente: „meglio così“. Partire in quella maniera, mi dava la sensazione
di essere dei ladri che scappano velocemente. Senza un saluto ai nostri amici ristoratori, Ben l‘australiano, i
simpatici camerieri di Mama Rosa, senza un ultimo
sguardo e silenzioso arrivederci al lago, ai mercatini, alle strade con
il commercio monotematico. Ero consapevole che un giorno ci saremo
tornati in Vietnam, ad Hanoi, ma non sapevo
quando. Di sicuro quando i miei figli potranno capire il loro
paese e gustarlo come abbiamo fatto noi, o magari per un‘altra adozione. Una notizia agghiacciante mi riporta con i
piedi per terra: non ci sono posti per noi sui prossimi voli, nemmeno su un
qualsiasi aereo che, per lo meno, ci faccia arrivare, se non a Parigi, in
Europa. Ops… „aiuto Mrs Thuy!“. E lei ha detto la frase
magica: „ci penso io“. E lo ha fatto: ha trovato ben 11 biglietti: 6 adulti, 2 bambini e 3
culle, sul volo del giorno dopo. Ecco l‘ultimo giorno,
ecco l‘ultimo giro, le ultime affannose compere e i preparativi per la partenza.
Ed è proprio nell‘ultimo
giorno che siamo riusciti a visitare l‘orfanotrofio di Hanoi.
Piccola sorpresa: era lo stesso dove Nicolò ha passato il suo primo anno. E´stata una
forte emozione, vedere quei bambini uno più bello dell‘altro, lì che stavano
aspettando i loro genitori… chissà per quanto. Alcuni, pensiamo, non
riusciranno a trovarne e ci si stringeva il cuore
pensare a loro. Con i nostri amici ci siamo guardati negli occhi e abbiamo
condiviso un unico pensiero: „ ci vuole molto coraggio nel dover scegliere tra
quei bambini quello che diventerà tuo figlio; dopo averli visti tutti…vorresti
portarteli via tutti“ .
E con una
certa felicità malinconica abbiamo consumato la nostra ultima cena ad Hanoi. I discorsi di quella
sera sono stati improntati sull‘ inaspettato incontro
con l‘Ambasciatore Italiano, che aveva convocato i nostri mariti in Ambasciata
poche prima. Piccolo brivido… i visti ormai erano pronti, i voli prenotati,
cosa poteva essere successo??? Nulla, solo quattro
chiacchiere non molto amichevoli sulla situazione generale delle adozioni in
Vietnam. Questo signore, poco diplomatico, nonostante la sua carica, ha fatto
delle basse insinuazioni sull‘operato delle
Associazioni in Vietnam, e francamente ha fatto una misera figura. Bella
rappresentanza…
13 marzo 2002:
partenza da Hanoi. L‘atrio dell‘Hotel Claudia era
invaso dalle nostre valigie, comunque si fa presto,
visto la grandezza. Un‘ultima foto ricordo con il
nostro angelo Mrs Thuy, un
abbraccio forte, un „grazie“ sussurrato tra le lacrime e poi di corsa all‘aereoporto. Questa volta il viaggio
dall‘hotel all‘aereoporto lo abbiamo fatto in
silenzio. Ogni parola sarebbe stata di troppo, bastavano
i nostri pensieri, i nostri sguardi avidi di incamerare ricordi. Non mi
stancherò mai di parlare con entusiasmo di questo paese. Abbiamo vissuto
splendidi giorni, emozioni intense, in mezzo a tanti amici ed è bello
ritrovarci ancora e continuare a ricordare le nostre
peripezie di quei giorni. Siamo fortunati, possiamo rivedere negli occhi
dei nostri figli la loro terra, le loro
tradizioni, la loro cultura, e ne siamo fieri.
Durante i
colloqui avuti nei percorsi delle due adozioni, le domande frequenti, a cui
francamente non sapevamo cosa rispondere, riguardavano
l‘inserimento di un bambino proveniente da un paese diverso nel nostro contesto
sociale. Le nostre risposte, ovvie, è che eravamo pronti a difendere a spada
tratta i nostri figli contro qualsiasi forma di
„razzismo“ o „di inferioritá“. Finora non ci è servito: tutti sono rimasti affascinati da questi
splendidi chicchi di riso, e si sono accorti che hanno una marcia in più. Ce l‘hanno nel sangue, nei cromosomi e noi li osserviamo
innamorati più che mai. Di certo hanno una buona stella che, anche se da
lontano, li sta proteggendo, e sempre li proteggerà: è la gialla stella del
loro paese, la bianca stella delle loro madri, che hanno compiuto un grosso
gesto d‘affetto, e la rossa stella del nostro infinito amore.
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