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UN SORRISO DAL VIETNAM

 

 

 

             La nostra voglia di adottare un bambino inizia subito dopo la conoscenza di Cristina, bambina bielorussa di 10 anni che viene ogni estate dalla sorella di Diego in adozione temporanea per motivi di salute. Una bambina molto dolce, intelligente e autonoma. Lei fin da subito ci ha chiamati zii riempiendo di gioia i nostri cuori. Noi eravamo sposati da cinque anni e non avevamo bambini. Cosi’ un giorno Diego, guardandomi fissa negli occhi, lancio’ l’idea di adottare un bambino bisognoso di affetto ed io non ci pensai molto, dissi subito di si.

           Nel mese di aprile 2001 abbiamo depositato presso il Tribunale dei Minorenni di Trento la domanda di disponibilità ad adottare un minore internazionale e tra luglio e agosto avevamo già terminato i colloqui con l’assistente sociale. A settembre abbiamo frequentato obbligatoriamente un seminario di informazione per future coppie adottive organizzato dalla Provincia Autonoma di Trento in collaborazione con il Tribunale dei Minorenni e i Servizi Socio-psicologici. Tra ottobre e novembre avevamo terminato anche i colloqui con la psicologa.

            Tutto procedeva bene e a dicembre ci iscrivemmo all’ente autorizzato, il Nucleo Assistenza Adozioni e Affido  di Ciriè (TO), senza aver ancora ottenuto il decreto di idoneità. Nel frattempo frequentavamo (e frequentiamo tutt’ora) l’AGAP, un’associazione di famiglie adottive e pre-adottive di Trento dove abbiamo conosciuto molte coppie, molte già con bambini adottivi; abbiamo parlato dei vari problemi riguardanti l’adozione in generale e questi incontri ci hanno aiutato a risolvere gli intoppi che si incontrano in questo tortuoso percorso.

          L’incontro con il Giudice Onorario fu fissato a metà aprile e a fine maggio arrivo’, per posta, il decreto di idoneità. Evviva ormai eravamo a metà strada! Infatti, dopo una ventina di giorni il Naaa ci chiamo’ a Ciriè per frequentare il corso ZIG-ZAG e dopo una settimana avevamo già spedito la lettera di destinazione dei paesi prescelti: Cambogia – Vietnam – Nepal e Honduras.

         Passammo un’estate in totale isolamento senza sapere piu’ nulla della nostra pratica entrando cosi’ in un tunnel depressivo e deludente ma ad inizio ottobre un’inattesa telefonata della nostra referente trentina ci annunciava la destinazione: Vietnam, il paese che in cuor nostro speravamo. Paese nel quale dovevamo andare nel nostro viaggio di nozze ma che per vari motivi non avevamo potuto visitare ed ora ci saremmo andati per prendere nostro figlio! Subito ci mettemmo in moto per la preparazione dei documenti che nel giro di dieci giorni spedimmo alla sede del Naaa. Fummo convocati nuovamente a Ciriè a metà novembre per frequentare il corso specifico “Paese che vai”: alzataccia alle 3 del mattino e arrivo alle 7, agitati al pensiero che forse poteva esserci un abbinamento per noi dato che la sera precedente una telefonata del Naaa ci comunicava di portare con noi i passaporti.

          Cinzia ci apri’ la porta, ci fece accomodare e sali’ al piano di sopra per vedere se  c’erano novità per noi. E li’capimmo che senz’altro c’erano novità ma aspettammo che scendesse lei a comunicarcele. Non vi dico l’ansia dell’attesa. Cinzia ci convoco’ in una stanza, chiuse la porta e disse: “c’è  un maschietto nato il 19.10.2002 e se volete adottarlo dovete firmare la proposta di adozione, potete pensarci qualche giorno”. Noi non ci pensammo neanche due minuti e firmammo. Il corso inizio’ subito dopo, fu molto interessante anche se nella nostra mente c’era solo lui, il nostro piccolo chicco di riso. Durante la pausa pranzo, che fu piu’ pausa che pranzo, comunicammo a nonni e zii il “lieto evento“. Furono tutti felici e commossi. Il sogno di avere di li’ a poco un bambino tutto nostro si stava avverando e non ci sembrava vero; un pianto liberatorio di felicità ci aiuto’ a proseguire, nel pomeriggio, il corso. Non vedevamo l’ora di partire per prendere il bambino cosi’ a fine corso salimmo da zio Ferry dove ci comunico’ la data della partenza: tra due settimane il primo viaggio e dopo circa un mese il secondo. L’agitazione ci assali’ nuovamente, pensavamo di partire a gennaio ed invece…a casa ad organizzarci!

         Parti’ solo Diego il 29/11 e con lui altre due coppie (una della provincia di Trento), dove rimase in Vietnam 10 giorni. Fu una scelta azzeccata di andare da solo perché non potè vedere nemmeno il bambino che stava in casa famiglia a circa 90 km da Hanoi. Gli diedero solo una foto tessera che mi invio’ via internet. Mi comunicava ogni giorno l’andamento della pratica e l’ultimo giorno ad Hanoi, che era di domenica, mi scrisse via internet (unico mezzo veloce ed economico) che se lui rimaneva là, mercoledi’ gli portavano il bambino ed io potevo raggiungerlo qualche giorno dopo. Non fu possibile per la mancanza di visto sul mio passaporto e per i problemi legati al lavoro di Diego. Per di piu’ io non potevo essere presente alla cerimonia del dare e del ricevere. Decise di ritornare in Italia e di ripartire insieme per il secondo viaggio.

           Il nostro referente in Vietnam, Francesco ci consiglio’ di far prenotare subito da zio Ferry un volo per Hanoi che appena arrivavamo là, ci davano il bambino. Diego arrivo’ martedi’ mattina e ancora prima di scendere dall’aereo a Verona, zio Ferry mi telefono’ comunicandomi la data del secondo viaggio: 20 dicembre 2002. Ma come, tra il primo e il secondo viaggio non doveva trascorrere un mese? Eravamo fortunati a partire cosi’ presto! Naturalmente non filo’ tutto liscio. Nel primo viaggio a Diego arrivo’ il passaporto con il visto la sera tardi precedente la partenza e nel secondo viaggio non arrivarono i biglietti aerei. Il corriere aveva dimenticato di recapitarli con urgenza. Non vi dico le palpitazioni! Paolo della San Carlo Viaggi fu tempestivo nel rifare i biglietti e farceli recapitare alla TNT Traco a Verona dove andammo a ritirarli due ore prima di partire dall’aeroporto.

          Arrivammo ad Hanoi dopo un volo perfetto. Scoprimmo pero’ di alloggiare in un Hotel con la stanza al 4 piano e senza ascensore. Beh, niente male pensammo, cosi perdiamo un po’ di peso e facciamo ginnastica. Poco dopo arrivo’ Francesco che ci invito’ a cena e ci spiego’ come funziona la burocrazia dell’adozione in Vietnam (cosa molto complessa e variabile). Dopo cena andammo in un altro hotel a salutare le altre coppie italiane che Diego aveva conosciuto nel precedente viaggio e mentre lui se ne ando’ su caffè internet a scrivere ai parenti, io rimasi con Francesco, sua moglie Hang e le altre coppie.

          Dopo alcuni minuti Hang mi comunico’ che se volevo mi faceva arrivare il bambino la sera stessa altrimenti dovevamo attendere il giorno della cerimonia ed era piu’ complicato. Io ovviamente preferii avere subito Tommaso Thach anche se non ero molto organizzata: mi mancavano i pannolini ed il latte cosi’ un’altra coppia molto gentile e disponibile, Mario e Donatella, mi dette il necessario per la notte. Arrivo’ Diego e Francesco gli disse di sedersi perchè doveva comunicargli delle novità. Quando gli disse che tra un paio d’ore arrivava il bambino, Diego si emoziono’ moltissimo. Andammo nel nostro Hotel ad attendere Tommaso Thach e con noi tutte le altre coppie che alloggiavano li’. Il tempo non passava mai, ad ogni taxi fermo davanti all’Hotel si alzava un urlo:” e’ arrivato, e’ lui”. Alla fine arrivo’ ma con una macchina privata molto bella.

           Entro’ una signora molto giovane vestita in stile moderno con in braccio un fagottino avvolto in una coperta coloratissima, era talmente nascosto che non si vedeva nemmeno il viso. Dopo  un attimo di esitazione Diego le disse: ”posso”? e se lo prese tra le braccia. Lei tolse la copertina e se ne ando’ con il marito. Non vi sono parole per descrivere l’emozione. Non riuscivamo a togliere la cuffietta perchè ne aveva due e non si capiva bene quanti nodi ci fossero. Dopo almeno cinque minuti riuscimmo a vedere bene nostro figlio: era bellissimo. Nonostante avesse solo due mesi era molto vispo e attento alle nostre facce! Salutammo le altre coppie e salimmo con il nostro frugoletto nella nostra stanza. Prima di tutto io iniziai a togliergli gli abitini. Erano molto umidi e avevano un brutto odore.

          Mi accorsi che Tommaso Thach aveva una malattia della pelle al braccio sinistro, sulla coscia e su una spalla, che alla visita pediatrica fu diagnosticata scabbia, e tossiva molto. Non sapevamo nulla delle sue abitudini: non sapevamo che latte prendesse, a che ora doveva mangiare, a che tipo di tettarella fosse abituato o se dovesse dormire, la signora purtroppo non mi disse nulla. Ci arrangiammo come potemmo e appena Tommaso Thach si mise a piangere preparammo il latte.

         La prima notte passo’ insonne perchè secondo noi, seppur piccolo, avvertiva un cambiamento di luogo e di persone. Con la pazienza e l’amore superammo tutte le nostre e le sue paure. Due giorni dopo il suo arrivo andammo a Nam Dinh, 90 km da Hanoi verso il mare, per partecipare alla cerimonia del dare e del ricevere. Non sapevamo se c’era anche la madre o qualche parente del bambino ma una volta arrivati alla Casa del Popolo, scoprimmo che Tommaso Thach era stato abbandonato in ospedale dopo la nascita. I primi giorni non gli facemmo il bagnetto per non traumatizzarlo ulteriormente, preferimmo lasciargli addosso i suoi odori abituali. Solo il giorno della visita dalla pediatra gli facemmo un bel bagno.

         Con il passare dei giorni pero’ si capiva che il bambino si stava adattando alla nuova famiglia e dopo una settimana inizio’ a fare le smorfie e a sorridere. Eravamo talmente felici che piangevamo in continuazione, soprattutto durante la messa di Natale. Infatti, il giorno di Natale fu un giorno speciale: il primo Natale con Tommaso Thach, un vero Gesu’ bambino! E poi Capodanno insieme alle altre coppie e ai bambini. I giorni passavano lentamente e noi cercavamo di andare in luoghi poco affollati e con meno smog perchè Hanoi è una città molto caotica e inquinata. Alcune giornate erano veramente pesanti soprattutto per il caldo che stava aumentando, era impossibile uscire nelle ore centrali della giornata.

           Visitammo il Villaggio del legno, quello della seta, della ceramica, il Museo Etnografico, il Museo delle donne, il Parco Lenin, il Museo della Guerra e il Mausoleo di Ho Chi Minh. Molte volte rimanevamo con i ragazzi che lavoravano in hotel in particolare con Chinh, ragazzo simpaticissimo che ci portava la colazione in camera e faceva da baby sitter a Tommaso Thach. Gli cantava la ninna nanna vietnamita e lui gli sorrideva incantato: Diego con la videocamera li riprendeva per avere un ricordo indelebile di quei momenti.

         Eravamo molto stanchi e non vedevamo l’ora di tornare in Italia, ogni giorno partivano coppie eccetto noi. Rimanemmo gli unici italiani a soggiornare in hotel e per non rimanere completamente isolati facemmo amicizia con le altre coppie rimaste in Vietnam. Scoprimmo proprio negli ultimi giorni ad essere solo 5 coppie italiane e si instauro’ tra noi una forte un’amicizia  che dura tutt’ora. Arrivo’ il giorno della partenza, ritardata di 4 giorni per un documento sbagliato. Io urlai di gioia e preparai tutte le valigie (ben 7 e con 18 kg in piu’ sul peso consentito). Salutammo le altre 4 coppie e tutti i ragazzi dell’Hotel con un filo di malinconia e promettendo a Chinh di ritornare quanto prima per adottare un fratellino o una sorellina a Tommaso Thach.  

        Lui felice ci abbraccio’e ci consegno’ un regalo, le tazzine per il the. Partimmo dall’Hotel alle ore 16 di Hanoi ossia le 10 del mattino in Italia. Durante il tragitto per l’aeroporto quanto traffico, quante persone in mezzo alla strada indaffarate per i preparativi del Tet, Capodanno Cinese) a vendere o ad acquistare alberi di mandarino. Le città si svuotano, nessuno lavora, tutti ritornano alle loro case, questi giorni sono gli unici di vacanza per loro.

          Il viaggio duro’ molte ore, arrivammo a Parigi con 3 ore di ritardo per problemi di vento contrario e dopo aver effettuato un atterraggio di emergenza a Vienna per rifornimento carburante. Con nostro stupore l’aereo per Verona era decollato mentre noi atterravamo. Niente male il prossimo volo era dopo ben 7 ore. Passare molte ore in aeroporto con un neonato non è stato per niente facile, il bambino non riusciva a dormire e noi eravamo stanchissimi. Al momento del decollo una fitta neve scendeva sull’aeroporto di Parigi. Tommaso Thach, che si era finalmente addormentato, fu risvegliato dai motori del piccolo aereo taxi. Pianse per quasi tutto il tragitto ma appena atterrati a Verona e saliti in auto si addormento’ fino a casa, dove arrivammo alle ore 20, ben dopo 34 ore di viaggio! Solo il mattino seguente, con nostra sorpresa, scoprimmo un bel cartello appeso al balcone con scritto: “W Tommaso” e moltissimi palloncini colorati sparsi sulle scale di casa. Tutti ma proprio tutti erano entusiasti e felici del nostro ritorno.

 

          Ora Tommaso Thach sta crescendo, è un bambino molto allegro e simpatico, è sempre sorridente e bravissimo, e noi siamo molto orgogliosi di lui. Sta imparando ad alzarsi da solo e inizia a parlottare. La gente del paese ci ferma per strada ogni giorno per vedere il nostro bambino che è bellissimo! Nella nostra mente c’è e ci sarà sempre il  Vietnam, il paese dalle mille sfumature di verde dove il tempo sembra essersi fermato e dove è nato il sorriso piu’ bello della nostra vita!

 

 

 

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